Centro Solidale: la Solidarietà al Centro La nostra idea di Italia

L’Italia sta vivendo una stagione di forte e rapida trasformazione della politica.

La situazione della nostra società ci preoccupa: nella vita quotidiana sembra essersi perso il senso del bene comune, prevale l’idea che valga solo pensare a sé e a salvare sé stessi. L’individualismo si è insinuato come una nuova religione, ma in un mondo globalizzato ed interconnesso, nessuno si salva da solo: è un’illusione che ci allontana solo dagli altri.

La logica del “salva te stesso” imbarbarisce tutta la società, mettendoci gli uni contro gli altri, schiacciando chi è in difficoltà, i deboli, i piccoli. E’ un’esperienza che può toccare ognuno di noi: dal Pronto Soccorso, ai mezzi pubblici; dalle graduatorie, alla ricerca del lavoro; dalla pensione, ai Parchi pubblici, la società assomiglia spesso ad una giungla in cui ha la meglio il più forte (o il più furbo…).

E’ invece necessario che ci sia attenzione per ognuno: una società a misura di piccoli e di deboli, è a misura di tutti. In politica è’ emersa con chiarezza la “volatilità” di molti voti, non più legati a partiti tradizionali o ad appartenenze ideologiche; si è manifestata attraverso il voto la grande volontà di cambiamento dinanzi ad un quadro politico bloccato e a partiti logorati e non più credibili.

Il crescente astensionismo e la perdurante difficoltà di rapporto tra istituzioni e società dimostrano peraltro che non è stato ancora risolto il problema di una autentica capacità di rappresentanza da parte della politica.

 

Le riforme e la politica

Il Paese necessita di profonde riforme, sociali e culturali, ma sappiamo che esistono forti resistenze al cambiamento: si pensi alle sacche di privilegi di tipo corporativo, alla corruzione, all’evasione fiscale, al potere delle forti burocrazie, all’inerzia della consuetudine. Sappiamo anche che il problema non è solo “cambiare”, ma realizzare riforme ad alta qualità, misurabile in termini di coerenza con gli orientamenti europei; di qualificazione della spesa; di praticabilità e di efficacia; di promozione e sostegno alle fasce sociali più deboli; di ricadute sul sistema paese nel suo complesso e in particolare sulle giovani generazioni; di valorizzazione delle risorse presenti nella società civile.
Siamo preoccupati per la diffusione di populismi e antieuropeismi di vario tipo: davanti ad essi sentiamo di dover rispondere con responsabilità. Non crediamo ad una politica determinata dalla piazza o dalla tv, né guidata senza mediazioni responsabili dalla Rete. Alla falsità di chi vuole una politica apparentemente senza filtri per poi decidere da solo, rispondiamo che la rappresentanza democratica rimane indispensabile.
Questa rappresentanza non significa una barriera impermeabile, ma uno strumento di connessione e di dialogo tra i bisogni delle persone e l’elaborazione politica. La forzata contrapposizione tra “la gente” e “il Palazzo” ci pare ambigua; non vogliamo essere né populisti né tecnocratici, ma tesi a costruire un costante dialogo tra una cultura politica fondata sul bene comune e le necessità (a volte inespresse, a volte gridate con rabbia, a volte contraddittorie ) di singoli e gruppi. Non crediamo in una “politica liquida” (“partito personale” o leader assoluto) ma in una comunità di persone che facciano da ponte tra istituzioni e popolo.

Il valore della comunità

Il forte individualismo sociale ci sembra una seria minaccia alla coesione del Paese e al suo sviluppo. La nostra è una proposta comunitaria, che si oppone a tutti i fenomeni disgregatori della nostra società. La principale passione da suscitare è quella per il bene comune: occorre che gli italiani si impegnino assieme, con un patto per il loro futuro comune. Ci concentriamo sull’ascolto delle esigenze e dei problemi che salgono dagli strati più popolari e su tutti i tipi di fragilità che segnalano i punti critici del sistema-paese.
E’ nostra convinzione che se non si riparte dagli ultimi (che sono tanti), non si può ricreare il tessuto comunitario, necessario al nostro vivere sociale. Gli ultimi mostrano il bisogno profondo di una società che non sia solo mercato, ma abbia una sostanza di famiglia solidale e di vita accolta soprattutto quando particolarmente fragile. Una nazione come casa comune: è un tratto di umanesimo da costruire, se non vogliamo essere preda di antagonismi che lacerano. Dare rilievo al welfare, alla famiglia, all’istruzione, alla vita, alla cittadinanza, non è un elemento secondario, perché il benessere sociale costituisce il tessuto attraverso cui una società si connette e cresce.
Lo sviluppo economico non può essere fine a se stesso, o a beneficio di pochi, ma deve essere funzionale alla crescita del benessere sociale, attraverso il lavoro. Per questo l’intera nazione deve sentirsi solidale con il sistema delle imprese che stanno cercando con fatica di resistere alla crisi e di trovare nuove opportunità per creare ricchezza, facendo dei ceti medi e delle professioni il volano e una risorsa per un futuro sostenibile e di maggiore giustizia sociale. Per questo, inoltre, serve ricostruire una idea di sviluppo nuova e sostenibile da ogni punto di vista, fondata su robusti valori etici, sulla salvaguardia del creato, sulla conoscenza e sull’innovazione tecnologica, su una più efficace visione del sistema-Paese, che non ha paura di essere glocal, attento al locale ma aperto al modo.
Vogliamo un’Italia unita e socialmente coesa. Le istituzioni devono riflettere la volontà dello stare insieme. Un’identità nazionale plurale, inclusiva e aperta, deve superare le barriere – invisibili ma reali – che separano gli italiani, quelle tra le generazioni, che rendono oggi così difficile per i giovani costruire il loro futuro e così amara la vita di molti anziani; tra occupati e disoccupati; tra lavoratori e pensionati, stabili e precari; tra interessi privati e interessi pubblici; tra Nord e Sud; tra uomini e donne, ancora penalizzate nel lavoro e nella vita sociale; tra italiani nati qui e “nuovi” italiani, tra gli italiani che vivono in Italia e gli italiani all’estero. Vogliamo un Paese capace di valorizzare le sue eccellenze, in Italia e fuori e impegnato nella salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali, della cultura e dei suoi cittadini nel mondo.

 

Paolo Ciani
Nato a Roma nel 1970, laureato in Storia dell’Arte alla Sapienza, è membro della Comunità di Sant’Egidio dal 1984.
Lavora come ricercatore, e negli ultimi tre anni è stato Consigliere del Presidente della Commissione Affari Sociali presso la Camera dei Deputati
Esperto di politiche sociali, dialogo interculturale, minoranze, immigrazione, integrazione, educazione alla pace, discriminazione e dialogo interreligioso. Dal 1994 segue le realtà e i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione in Italia e in Europa.
È stato eletto Segretario della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali e le Confraternite per la Diocesi di Roma.
Sposato, è padre di due bambine.

Da marzo 2018 eletto consigliere regionale del Lazio per Centro Solidale.